IN 30 SECONDI

Le persone con sordità sono state a lungo emarginate e, tutt’ora, spesso non vengono adottate strategie reali di inclusione poiché si ritiene che sia una disabilità “minore”, attribuita solo alle persone anziane.
Eppure bastano alcuni semplici accorgimenti per superare almeno alcune delle barriere che ancora ostacolano la reale integrazione delle persone che hanno un deficit uditivo.  

BIOGRAFIE IN 3 SECONDI

Miller Reese Hutchinson

(1876-1944)
Ingegnere elettrico e inventore americano, ha realizzato il primo apparecchio acustico elettrico, chiamato Akouphone, nel 1898.

Platone

(Atene, 428/427 a.C. – Atene, 348/347 a.C)
Nell’opera “Cratilo”, abbiamo il più antico cenno storico che si riferisca al linguaggio dei segni. Il personaggio Socrate afferma: “[…] se non avessimo né voce né lingua e volessimo a vicenda manifestarci le cose, non cercheremmo, come ora i muti, di significarle con le mani, con la testa e con le altre membra del corpo?”.

1.  Persone sorde? Non ce ne sono nella mia città

La sordità è una disabilità invisibile, come l’80% di tutte le altre disabilità. Secondo l’OMS, la perdita dell’udito colpisce oltre il 5% della popolazione mondiale e un terzo delle persone con più di 65 anni. In genere si manifesta a causa dell’età o dell’esposizione prolungata al rumore.

 

2.  I sordi non sentono nulla

In realtà c’è una piccola minoranza tra le persone con sordità che non percepisce alcun suono o rumore.

Il deficit uditivo si estende da una semplice difficoltà nel comprendere una conversazione tra più persone a una perdita completa dell’udito. Meno del 5% delle persone con problemi di udito è completamente sordo ed anche una persona con una profonda sordità può percepire determinati suoni. Tuttavia, ciò non significa che tali suoni siano utili o sufficienti per comprendere la realtà circostante.

 

3. Le  persone sorde hanno bisogno del linguaggio dei segni per comunicare

Il linguaggio dei segni è una scelta: alcuni lo ritengono un “ghetto”, altri invece che sia essenziale. Per facilitare l’accesso e la fruizione dei servizi da parte dei non udenti è comunque importante adottare alcuni semplici accorgimenti, in particolare nei luoghi pubblici:

⇒ buona illuminazione per permettere la lettura del labiale;

⇒ assenza di giochi di luce che possono creare ombre;

⇒ aggiunta di un display visivo con testo, immagini e icone per accompagnare video o annunci;

⇒ sistemi di amplificazione o circuiti a induzione magnetica per permettere di percepire i suoni direttamente nell’apparecchio acustico;

⇒ disponibilità di materiale per scrivere o disegnare;

⇒ personale preparato.

In questo periodo di pandemia, la difficoltà di lettura del labiale dovuta all’utilizzo di mascherine opache richiede ulteriore attenzione nella preparazione di strumenti compensativi.

 

4.  Se grido, un sordo mi sente

Urlare è inutile e non verrà ripristinato all’improvviso!

Anche se è possibile percepire alcuni suoni o utilizzare un apparecchio acustico, urlare deforma la bocca e rende più difficile la lettura delle labbra. Non si deve fare altro che parlare chiaramente, non troppo velocemente e, soprattutto, senza alcuna esasperazione nei toni e nei modi.

 

5.  Non si può semplicemente scrivere?

La scrittura può rendere la comunicazione più semplice, soprattutto in alcuni particolari contesti (sui mezzi pubblici, ad esempio) ma certamente non è una soluzione adatta a tutti i contest e, soprattutto, non diamo “per scontato” che una persona affetta da sordità ritenga la scrittura il miglior metodo per la comunicazione. Manca di tutta quella importante parte fatta di sguardi, mimica facciale, espressione corporea che spesso descrive un contenuto meglio di molte parole.

 

6. Le persone sorde possono leggere le labbra

Leggere le labbra è certamente una delle principali compensazioni attivate con un deficit dell’udito, è spontaneo per qualsiasi persona che si trovi in un contesto particolarmente rumoroso. Ma come la scrittura, non è una soluzione che si possa considerare automatica per tutti, solo le persone allenate sono in grado di seguire tutto il discorso attraverso la lettura del labiale e certamente sono necessari degli accorgimenti: la persona che parla deve avere il viso libero e ben illuminato, senza ombre. Inoltre baffi e barba rendono più difficile la lettura.

 

7.  Tutti i sordi sono muti

Può accadere ma non è certo un dato di fatto.

La sordità non influisce sulla funzionalità delle corde vocali e se alcune persone con sordità o ipoacusia non parlano, la causa non è necessariamente fisiologica: possono scegliere di non parlare oppure possono non aver mai imparato. Certamente chi ha perso l’udito dopo aver imparato a parlare è facilitato ma chi non ha mai sentito distintamente la voce umana, se vorrà parlare dovrà affrontare un percorso di logopedia. Anche in questo caso, ciascuno è libero di scegliere.

 

8. La  lingua dei segni è una lingua internazionale

No, non lo è. Ogni paese ha la propria lingua dei segni.

La lingua dei segni è una vera lingua con un proprio vocabolario, grammatica e sintassi. Certamente ci sono meno differenze tra due lingue dei segni di quante ce ne siano tra due lingue parlate ma anche due paesi con una lingua parlata molto simile, come il Regno Unito e gli Stati Uniti, non condividono la stessa lingua dei segni.

 

Fonte: Inclusive City Maker – Immagine: shutterstock/Marija Stepanovic

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