IN 30 SECONDI

L’alimentazione può essere causa di disturbi dell’umore ma, allo stesso modo, una dieta adeguata può aiutare a proteggere la salute fisica ed anche la salute mentale. Si è osservato che stili alimentari ricchi di zuccheri, grassi ed alimenti industriali hanno effetti sull’attivazione immunitaria e sul microbiota intestinale, con conseguenze sui meccanismi che regolano il benessere mentale.

BIOGRAFIE IN 3 SECONDI

Ippocrate di Coo

Medico greco (460 a.C. – 377 a.C.) descrisse la condizione di “melanconia” come una malattia distinta con particolari sintomi mentali e fisici, individuando tutte le «paure e scoraggiamenti, se durano a lungo» come sintomi ricollegabili ad essa.

Emil Kraepelin

Psichiatra e psicologo tedesco (1856 – 1926): utilizzò per primo il termine depressione per indicare uno stato di malinconia periodica e ciclica.

La depressione e l’ansia sono le problematiche psicologiche e psichiatriche sempre più comuni in tutto il mondo, rendendole una delle principali cause di disabilità. (1) Anche al di là delle condizioni diagnosticate, i sintomi della depressione e dell’ansia influenzano il benessere e il funzionamento di molte persone, in particolare in alcune fasi della vita, (2) quindi è necessario un nuovo approccio per gestire la depressione e l’ansia sia in forma cronica sia periodica.

Negli ultimi anni i rapporti esistenti tra alimentazione e salute mentale hanno riscosso un notevole interesse e la ricerca epidemiologica ha osservato che l’assunzione di modelli dietetici sani – elevato consumo di frutta, verdura, noci e legumi; consumo moderato di carne bianca, uova e latticini; consumo occasionale di carne rossa, grassi e zuccheri – è associata ad una diminuzione del rischio di insorgenza della depressione. (3) Tuttavia, la natura di queste correlazioni è complicata dalla relazione inversa tra patologia e scelte alimentari conseguenti. Ad esempio, spesso scegliamo “cibi di conforto” nei periodi di umore basso, oppure lo stress cambia le sensazioni dell’appetito…; inoltre, nel caso di malattie croniche, la tipicità stessa della patologia spesso porta ad assumere abitudini alimentari dannose, soprattutto se associate a condizioni economiche e ambientali che possono influire negativamente. (4)

Pur riconoscendo la natura complessa e multidirezionale delle relazioni tra dieta e salute mentale, in questo articolo ci concentriamo sui modi in cui determinati alimenti e schemi dietetici potrebbero influenzare la salute mentale.

 

Umore e carboidrati

È ormai noto che il consumo di carboidrati altamente raffinati possa aumentare il rischio di obesità e diabete: (5) l’indice glicemico permette di classificare i carboidrati presenti negli alimenti in base alla velocità con cui vengono digeriti, assorbiti, metabolizzati e, in ultima analisi, influenzano i livelli di glucosio nel sangue e di insulina. Oltre ai rischi per la salute fisica, le diete con un alto indice glicemico (ad esempio, diete contenenti elevate quantità di carboidrati raffinati e zuccheri) possono avere un effetto dannoso anche sul benessere psicologico; i dati della ricerca mostrano un’associazione tra un indice glicemico alimentare progressivamente più alto e l’incidenza dei sintomi depressivi. (6) Studi clinici hanno anche mostrato potenziali effetti causali dei carboidrati raffinati sull’umore: l’assunzione sperimentale di diete con un alto carico glicemico in contesti controllati aumenta i sintomi depressivi in volontari sani, con un effetto moderatamente ampio. (7)

Sebbene l’umore stesso possa influenzare le nostre scelte alimentari, esistono meccanismi plausibili in base ai quali un elevato consumo di carboidrati trasformati potrebbe aumentare il rischio di depressione e ansia, ad esempio attraverso aumenti e diminuzioni ripetuti e rapidi della glicemia.

Le misurazioni dell’indice glicemico e del carico glicemico possono essere utilizzate per stimare la glicemia e la richiesta di insulina in individui sani dopo aver mangiato, (8) pertanto, un elevato carico glicemico alimentare e le risposte compensatorie risultanti potrebbero abbassare il glucosio plasmatico a concentrazioni che innescano la secrezione di ormoni contro-regolatori autonomici come cortisolo, adrenalina, ormone della crescita e glucagone. (5 9) I potenziali effetti di questa risposta sull’umore sono stati esaminati in ricerche sperimentali sull’uomo di riduzioni graduali delle concentrazioni di glucosio plasmatico condotte in condizioni di laboratorio mediante perfusione di glucosio. Questi risultati hanno mostrato che tali ormoni contro-regolatori possono causare cambiamenti nell’ansia, irritabilità e fame. (10) Inoltre, la ricerca sperimentale ha scoperto che l’ipoglicemia ricorrente (basso livello di zucchero nel sangue) è associata a disturbi dell’umore. (9)

Sembra quindi trovare conferma l’ipotesi che ripetuti e rapidi aumenti e diminuzioni della glicemia spieghino come il consumo di carboidrati raffinati possa influenzare lo stato psicologico, considerando l’effetto relativamente rapido di diete con un alto indice glicemico o carico sui sintomi depressivi osservato negli studi sull’uomo. (7) Tuttavia, altri processi possono spiegare le relazioni osservate. Ad esempio, le diete con un alto indice glicemico sono un fattore di rischio per il diabete, (5) che è spesso una condizione in comorbidità con la depressione. (4 11)

I principali modelli di patofisiologia della malattia nel diabete e nella malattia mentale sono distinti ma anomalie comuni quali l’insulino-resistenza, il volume cerebrale e le prestazioni neurocognitive supportano l’ipotesi che queste condizioni abbiano una fisiopatologia sovrapposta. (12) Inoltre, la risposta infiammatoria agli alimenti ad alto indice glicemico (13) solleva la possibilità che le diete ad alto indice glicemico siano associate a sintomi di depressione attraverso le più ampie connessioni tra salute mentale e attivazione immunitaria.

 

Dieta, attivazione immunitaria e depressione

Gli studi hanno scoperto che l’aderenza prolungata ai modelli dietetici mediterranei può ridurre i marcatori di infiammazione negli esseri umani. (14) D’altra parte, i pasti ipercalorici ricchi di grassi saturi sembrano stimolare l’attivazione immunitaria. (13 15) Infatti, gli effetti infiammatori di una dieta ricca di calorie e grassi saturi sono stati proposti come un meccanismo attraverso il quale la dieta occidentale può avere effetti dannosi sulla salute del cervello, tra cui declino cognitivo, disfunzione ippocampale e danni alla barriera emato-encefalica. (15) Poiché varie condizioni di salute mentale, compresi i disturbi dell’umore, sono state collegate a un aumento dell’infiammazione, (16) questo meccanismo presenta anche un percorso attraverso il quale una cattiva alimentazione potrebbe aumentare il rischio di depressione. Questa ipotesi è supportata da studi condotti con osservazioni che hanno dimostrato che le persone con depressione ottengono punteggi significativamente più alti nella misurazione degli stati di “infiammazione alimentare”, (3 17) caratterizzati da un maggiore consumo di alimenti associati all’infiammazione (ad esempio grassi trans e carboidrati raffinati) e ridotta assunzione di alimenti nutritivi, che si ritiene abbiano proprietà antinfiammatorie (ad esempio grassi omega-3). Tuttavia, i ruoli causali dell’infiammazione alimentare nella salute mentale non sono stati ancora stabiliti.

Studi randomizzati e controllati sugli agenti antinfiammatori (ad esempio gli inibitori delle citochine e farmaci antinfiammatori non steroidei) hanno comunque dimostrato che questi agenti possono ridurre significativamente i sintomi depressivi. (18) Componenti nutrizionali specifici (ad esempio i polifenoli e i grassi polinsaturi) e schemi dietetici generali (ad esempio la dieta mediterranea) possono anche avere effetti antinfiammatori, (14 19 20) mostrando la possibilità che alcuni alimenti possano alleviare o prevenire i sintomi depressivi associati con stato infiammatorio accentuato. (21) Un recente studio fornisce un supporto preliminare per questa possibilità: (20) mostra come i farmaci che stimolano l’infiammazione, in genere inducano stati depressivi nelle persone trattate e che somministrare acidi grassi omega-3, che hanno proprietà antinfiammatorie, prima del farmaco possa prevenire l’insorgenza della depressione indotta dalle citochine. (20)

Tuttavia, la relazione a tre vie ipotizzata tra dieta, infiammazione e depressione è resa più complessa da diversi importanti modificatori. Ad esempio, una recente ricerca clinica ha osservato che i fattori di stress sperimentati il giorno precedente, o una storia personale di disturbi depressivi maggiori, possano annullare gli effetti benefici di scelte alimentari sane sull’infiammazione e sull’umore. (22) Inoltre, poiché l’infiammazione intensificata si verifica solo in alcuni individui clinicamente depressi, gli interventi antinfiammatori possono giovare solo a determinate persone caratterizzate da un “fenotipo infiammatorio” o quelle con condizioni infiammatorie comorbili. (18Sono necessarie ulteriori ricerche interventistiche per stabilire se i miglioramenti nella regolazione immunitaria, indotti dalla dieta, possano ridurre i sintomi depressivi in coloro che sono affetti da condizioni infiammatorie.

Cervello, microbiota intestinale e umore

Una spiegazione più recente del modo in cui il cibo possa influenzare il nostro benessere mentale è l’effetto dei modelli dietetici sul microbiota intestinale, un termine ampio che si riferisce a trilioni di organismi microbici, inclusi batteri, virus e archaea, che vivono nell’intestino umano. Il microbiota intestinale interagisce con il cervello in modo bidirezionale utilizzando percorsi di segnalazione neurali, infiammatori e ormonali. (23) Il ruolo delle interazioni alterate tra il cervello e il microbiota intestinale sulla salute mentale è stato proposto sulla base delle seguenti prove: il comportamento di tipo emotivo nei roditori cambia con i cambiamenti nel microbiota intestinale, (24il disturbo depressivo maggiore negli esseri umani è associato ad alterazioni del microbiota intestinale (25) e il trasferimento del microbiota intestinale fecale da esseri umani con depressione a roditori sembra indurre comportamenti animali che si ipotizza indichino stati simili alla depressione. (25 26) Tali risultati suggeriscono un ruolo dei metaboliti microbici neuroattivi alterati nei sintomi depressivi.

Oltre ai fattori genetici e all’esposizione agli antibiotici, la dieta è un fattore determinante potenzialmente modificabile della diversità, dell’abbondanza relativa e della funzionalità del microbiota intestinale per tutta la vita. Ad esempio, gli effetti neurocognitivi della dieta occidentale e il possibile ruolo di mediazione dell’attivazione immunitaria sistemica di basso grado (come discusso sopra) possono derivare da uno strato di muco compromesso con o senza una maggiore permeabilità epiteliale. Tale diminuzione nella funzione della barriera intestinale è talvolta definita “intestino permeabile” ed è stata collegata a un microbiota intestinale “malsano” derivante da una dieta povera di fibre e ricca di grassi saturi, zuccheri raffinati e dolcificanti artificiali . (15 23 27) Al contrario, il consumo di una dieta ricca di fibre, polifenoli e acidi grassi insaturi (come si trova in una dieta mediterranea) può promuovere taxa microbici intestinali che possono metabolizzare queste fonti alimentari in metaboliti antinfiammatori, (15 28) come gli acidi grassi a catena corta, riducendo la produzione di acidi biliari secondari e p-cresolo. Inoltre, uno studio recente ha scoperto che l’ingestione di probiotici da parte di individui sani, che teoricamente prendono di mira il microbiota intestinale, può alterare la risposta del cervello a un compito che richiede attenzione emotiva (29) e può persino ridurre i sintomi della depressione. (30) Se visti insieme, questi studi forniscono prove promettenti a sostegno di un ruolo del microbiota intestinale nel modulare i processi che regolano le emozioni nel cervello umano. Tuttavia, finora non è stata stabilita alcuna relazione causale tra microbi specifici, o i loro metaboliti, ed emozioni umane complesse. Inoltre, resta da dimostrare se le modifiche al microbiota intestinale indotte dalla dieta possano influenzare i sintomi depressivi o i disturbi depressivi clinici e il tempo in cui ciò potrebbe verificarsi.

 

Priorità e passaggi successivi

Per proseguire in questo campo di ricerca attivo, è innanzitutto importante non perdere di vista le domande più grandi. Scoprire le proprietà antinfiammatorie di un singolo nutriente o scoprire le sottigliezze delle interazioni tra l’intestino e il cervello può gettare nuova luce su come il cibo può influenzare l’umore ma è importante non trascurare le conoscenze esistenti su altri modi in cui la dieta possa influenzare la mente. Ad esempio, le conseguenze di una dieta povera di nutrienti includono, quali effetti diretti, obesità e diabete, che hanno già dimostrato essere associati a disturbi della salute mentale. (11 31 32 33) Una discussione completa sugli effetti di queste comorbidità va oltre lo scopo del nostro articolo ma è importante riconoscere che lo sviluppo di iniziative di salute pubblica che affrontino efficacemente i fattori di rischio stabiliti delle comorbidità fisiche e mentali è una priorità per migliorare la salute della popolazione.

Sono necessari ulteriori lavori per migliorare la nostra comprensione dei complessi percorsi attraverso i quali dieta e nutrizione possono influenzare il cervello. Tale conoscenza potrebbe portare a indagini su interventi mirati, anche personalizzati, per migliorare l’umore, l’ansia o altri sintomi attraverso approcci nutrizionali. Tuttavia, queste possibilità sono al momento speculative e sono necessarie ulteriori ricerche per stabilire se, come e quando gli interventi dietetici possono essere utilizzati per prevenire la malattia mentale o ridurre i sintomi in coloro che vivono con tali condizioni. Da notare, un recente ampio studio clinico non ha riscontrato benefici significativi di un intervento comportamentale che promuove una dieta mediterranea per adulti con sintomi depressivi subclinici. (34) D’altra parte, diversi recenti studi più piccoli su individui con depressione attuale hanno osservato miglioramenti moderatamente ampi da interventi basati sulla dieta mediterranea. (35 36 37) Tali risultati, tuttavia, devono essere considerati nel contesto dell’effetto delle aspettative delle persone, in particolare dato che le convinzioni degli individui sulla qualità del loro cibo o dieta possono anche avere un effetto marcato sul loro senso di salute e benessere generale. (38) Tuttavia, anche a parte gli effetti psicologici, la considerazione dei fattori dietetici nell’ambito della salute mentale può aiutare a migliorare i risultati sulla salute fisica, dati i tassi più elevati di malattie cardiometaboliche osservati nelle persone con malattie mentali. (33)

Allo stesso tempo, è importante ricordare che le cause della malattia mentale sono molte e varie e spesso si presenteranno e persisteranno indipendentemente dall’alimentazione e dalla dieta. Pertanto, la maggiore comprensione delle potenziali connessioni tra cibo e benessere mentale non dovrebbe mai essere utilizzata per supportare ipotesi automatiche, o stigmatizzazioni, sulle scelte alimentari di un individuo e sulla sua salute mentale. In effetti, tale stigmatizzazione potrebbe essere essa stessa un percorso casuale per aumentare il rischio di una problematica di salute mentale. Nondimeno, dalla ricerca in corso sta emergendo un messaggio promettente per la salute pubblica e gli ambienti clinici.

Joseph Firth , ricercatore 2 ,  James E Gangwisch , assistente professore 4 ,  Alessandra Borsini , ricercatrice 5 ,  Robyn E Wootton , ricercatore 8 ,  Emeran A Mayer , professore 10

Fonte: theBMJ – Immagine: shutterstock/Photographee.eu

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Clicca qui per leggere l’articolo “Cibo e umore: come lo stile alimentare e la nutrizione influiscono sul benessere mentale?”

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