IN 30 SECONDI

La Dieta Mediterranea e l’attività fisica regolare sono state associate ad una minore presenza di proteine tossiche che si accumulano nei neuroni, quindi ad una diminuzione della comparsa della malattia di Alzheimer. Inoltre è stato dimostrato che le corrette scelte nutrizionali possono rallentarne la comparsa e contenerne almeno in parte gli effetti, soprattutto se lo stile alimentare è assunto da tempo.

BIOGRAFIE IN 3 SECONDI

Edward Joseph Hoffman

(1942 – 2004) con Michel Ter-Pogossian e Michael E. Phelps, ha sviluppato lo scanner per la PET,  tomografia a emissione di positroni nel 1973.

Ancel Keys

1904 – 2004
Fisiologo americano: ha studiato come le differenze nelle diete possano giustificare la diversa comparsa delle patologie cardiache, definendo per la prima volta il nome di “dieta mediterranea”.

Mantenere uno stile di vita sano può aiutare a proteggere dall’AlzheimerLa Dieta Mediterranea e una regolare attività fisica sono associate infatti a una ridotta presenza di accumuli di proteine tossiche nei neuroni, un tratto tipico della malattia di Alzheimer. A dimostrarlo è una ricerca pubblicata su American Journal of Geriatric Psychiatry realizzata dalla University of California di Los Angeles (Stati Uniti).

Nello studio sono stati coinvolti 44 adulti tra 40 e 85 anni d’età con leggeri problemi di memoria ma non affetti da demenza. Sono stati sottoposti a un esame con un tipo sperimentale di PET (tomografia a emissione di positroni) per misurare il livello di placche nel cervello. Sono state raccolte anche informazioni sull’Indice di massa corporea dei partecipanti (Imc), i livelli di attività fisica, la dieta e altri fattori che riguardavano il loro stile di vita.

 

Le placche si accumulano dentro e fuori i neuroni

Ebbene ciascuno dei fattori di uno stile di vita sano era correlato a una soglia inferiore di placche a livello cerebrale con evidenze a livello molecolare prima della comparsa dei sintomi. La Dieta Mediterranea, caratterizzata da un alto consumo di acidi grassi insaturi, pesce, frutta e verdura, legumi, frutta secca e cereali integrali, poca carne e latticini, un regolare esercizio fisico, assieme a un Imc nella norma, possono ridurre l’incidenza degli accumuli di proteine associati all’insorgenza dell’Alzheimer, concludono i ricercatori.

«La malattia di Alzheimer è caratterizzata dal progressivo accumulo di placche di amiloide e di proteina tau all’interno e all’esterno dei neuroni. Tali detriti non sono smaltibili e causano la progressiva disfunzione e morte delle cellule nervose. Una volta iniziato, il processo si autoalimenta e progredisce in modo esponenziale. Per questo, ogni fattore in grado di ritardarne l’inizio produce vantaggi clinici e funzionali importanti», spiega il professor Alberto Albanese, responsabile di Neurologia dell’ospedale Humanitas.

 

Anche gli stili di vita possono influenzare gli aspetti biologici dell’Alzheimer

«Questa ricerca svolta a Los Angeles ha mostrato che nei soggetti con forme iniziali di malattia che hanno stili di vita sani l’accumulo di amiloide e tau è rallentato in una percentuale compresa fra l’1 e il 3%. I ricercatori si sono avvalsi di un innovativo tipo di PET per vedere e quantificare le placche di amiloide e tau. Questi dati – continua lo specialista – sono in linea con quanto si conosce sull’origine multifattoriale della demenza di Alzheimer, che è causata dall’interazione tra numerosi fattori ambientali e una predisposizione genetica».

«Viene provata la possibilità che le scelte individuali di vita sono realmente in grado di influire sugli aspetti biologici della malattia. La dimensione ridotta del vantaggio biologico (riduzione di accumulo dell’1-3%) non deve sminuire il dato, poiché – trattandosi di un fenomeno che si autoalimenta in modo esponenziale – il vantaggio clinico-funzionale è di dimensione molto superiore».

Prof. Alberto Albanese

 

Fonte: Humanitas Salute – Immagine: shutterstock/Lordn

Clicca qui per leggere l’articolo “L’alimentazione che previene l’Alzheimer”

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