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Maria Alessandra Monanni

Dott.ssa MARIA ALESSANDRA MONANNI

Legal Content Writer, Esperta in Proprietà Intellettuale, Copywriter

Il suo percorso personale e professionale (Laurea in Scienze Politiche, Laurea triennale in Giurisprudenza, Master in Diritto della Proprietà Intellettuale) ha accresciuto in lei la curiosità e il desiderio di un continuo approfondimento del mondo giuridico, del web, delle  nuove tecnologie e dei diritti dei disabili. Nasce così l’idea di condividere conoscenza e competenze sul mondo della comunicazione giuridica nel web.

riassunto IN 30 SECONDI

La nostra società digitale crea un divario tra le persone che possono accedere al web, ed ai servizi che offre, e le persone che non hanno accesso per ragioni tecniche, cognitive o a causa di una disabilità fisica.

Se qualcuno non può accedere al web e utilizzarne liberamente i contenuti si verifica una discriminazione e non si rispettano i diritti delle persone. Siti e contenuti accessibili permettono di superare le barriere digitali, così come si superano le barriere architettoniche.

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ARTICOLO

Esiste una parte della comunità in cui abitiamo che rimane silenziosa e inerme di fronte al nostro modo di vivere così frenetico, veloce e spesso poco attento verso chi ci sta accanto. Sono coloro che più di tutti hanno bisogno del nostro aiuto e cura nel mondo reale, così come in quello virtuale: i disabili e gli anziani.

La disuguaglianza che impedisce di usare il web lede la libertà e la dignità dell’individuo

Ci troviamo nella Società dell’Informazione, in un’era digitale che ha cambiato il modo di comunicare, di vivere il nostro quotidiano e di confrontarci con il mondo esterno. Ora tutto ruota intorno ai dispositivi elettronici.

Oggi con la tecnologia dell’informazione è tutto più veloce ma impersonale e tutti usiamo spesso il web anche per semplici ricerche di informazioni: per trovare una città o un ristorante, per fare ricerche scolastiche…

Ma siamo tutti in grado di farcela? Siamo veloci quanto questa Società dell’informazione?

Tutti abbiamo la possibilità di accedere e utilizzare questa tecnologia?

No, non siamo tutti così abili. Quindi, solo attraverso un’adeguata informazione e formazione sull’uso di queste tecnologie e sulla tutela dei propri diritti, si può prevenire atti discriminatori e comportamenti che possano ledere le libertà e i diritti altrui.

Esiste però nella quotidianità quello che la dottrina chiama digital divide[1] ossia quella forma di disuguaglianza che riguarda alla modalità di accesso e di utilizzo delle nuove tecnologie dell’informazione, a discapito della propria libertà di azione e della dignità di individuo.

 

Se qualcuno non può accedere o comprendere un sito, si crea una discriminazione

Il divario digitale non è causato solo da ragioni economiche ma anche da fattori culturali, sociali e tecnologici. La differenza non è vista solo tra povero e ricco ma anche tra coloro che sono già in grado di utilizzare le tecnologie e chi non è digitalmente attivo.

Le persone che non sono in grado di far parte della comunità virtuale, per mancanza di conoscenza o di accessibilità (perché non dispongono degli strumenti o hanno una disabilità) sono da considerarsi digitalmente passivi.

Il perno di questa disuguaglianza è la cosiddetta accessibilità.

Prima questo termine indicava solo la necessità di superare le barriere architettoniche per quelle persone che, limitate nella propria autonomia personale, non sono in grado di accedere liberamente e senza ostacoli in determinati spazi architettonici – come la propria abitazione o luoghi e uffici pubblici – o salire su un mezzo di trasporto pubblico.

Oggi nella Società dell’informazione indica anche l’esigenza di consentire a tutta la comunità di poter accedere senza restrizioni al mondo virtuale.

Così come oggi è riconosciuto il diritto alla libertà di movimento, è altrettanto indispensabile diminuire il divario digitale esistente tra le persone, per evitare ogni forma di disuguaglianza e di emarginazione. Si devono superare le barriere digitali.

 

L’accessibilità online è uguaglianza e accoglienza 

Poiché non siamo tutti uguali nel nostro essere e nella nostra struttura umana, occorre progettare e mettere in atto un piano cosiddetto “universale”, individuando le diverse esigenze di ogni singolo individuo e sensibilizzando la comunità all’uguaglianza, all’accoglienza, al rispetto dell’altro e quindi ad essere in grado di affrontare consapevolmente il problema della disabilità.

Lo scopo è realizzare servizi e siti web accessibili a tutta la comunità, che permetta alla persona disabile di essere parte integrante dell’ambiente in cui vive e anche all’ambiente di adattarsi alla specifica disabilità.

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In aiuto al conseguimento di questo obiettivo si è mosso anche il Legislatore europeo e nazionale[2], e il Governo stesso, che si è assunto il compito di porre una base normativa necessaria a favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici.

Espressione nazionale dell’intento di garantire un’uguaglianza dei diritti – come disciplinato nell’art.3 della Costituzione[3] – è rappresentato dalla cosiddetta “Legge Stanca”[4] con la quale si rende nota l’esigenza di disciplinare “la progettazione e lo sviluppo di interfacce”.

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Le tecnologie assistive sono strumenti che permettono di accedere ai contenuti di internet 

Esistono diverse forme di disabilità e diversi gradi di gravità, quindi occorre elaborare, realizzare e gestire soluzioni hardware e software che siano adattabili a soddisfare le singole esigenze dell’utente in maniera personalizzata.

In questo modo si può individuare, per ogni persona, specifiche tecnologie assistive (“strumenti e soluzioni tecniche, hardware e software, che permettono alla persona disabile, superando o riducendo le condizioni di svantaggio, di accedere alle informazioni e ai servizi erogati dai sistemi informatici”)[5].

Nelle disabilità cognitive (difficoltà di apprendimento, comprensione e concentrazione, disturbi psichici o condizioni quali l’autismo)l’accessibilità al web è determinante per comunicare e anche lavorare. Per queste persone le tecnologie assistive migliorano l’attività quotidiana.

L’obiettivo dell’accessibilità è migliorare l’apprendimento e la comprensione.

La Disabilità tecnologica è l’impossibilità di usare pienamente il web

Infine affrontiamo le disabilità tecnologiche: quelle che richiamano, più delle altre, il concetto di digital divide.

Sono la difficoltà o l’impossibilità ad accedere ad Internet a per la mancanza di conoscenza tecnologica o per ragioni economiche e sociali.

Possono essere con una disabilità o economicamente e socialmente deboli (ad es. alcuni anziani) che hanno sì accesso ai sistemi informativi ma hanno disponibilità di software e hardware ormai vecchi e una connessione troppo lenta per poter navigare adeguatamente.

Dall’altra parte soggetti economicamente e socialmente deboli (es. anziani) che non hanno né le competenze tecnologiche essenziali né gli incentivi necessari per imparare come usare il web.

Riassumendo, è evidente che i problemi di accessibilità derivano da differenti aspetti fisici e sensoriali, quali la difficoltà di percezione delle informazioni, o di lettura di un testo, o di interazione; o aspetti prettamente connettivi e tecnologici. In tutti questi casi il web deve essere accessibile.

 

Un sito accessibile permette a tutti di partecipare alla comunità

La possibilità di costruire siti web che migliorino vita quotidiana e l’integrazione nella società di tutte le persone che sono limitate nella propria autonomia personale, fa sì che non si interrompa il progetto di diffusione della cultura dell’accessibilità.

È necessario pensare il web come il luogo in cui tenere conto delle necessità di chi lo utilizza e nel quale tutti possano accedere.

Purtroppo ancora non è così perciò occorre formare ed informare anche chi progetta, sviluppa e realizza i siti perché siano consapevoli di quanto è importante il loro contributo nel miglioramento della vita quotidiana delle persone con disabilità.

Inoltre è necessario accertarsi che la normativa vigente venga rispettata in modo che, come indica la legge stessa, anzitutto le pubbliche amministrazioni abbiano siti accessibili.

In questo modo tutti i cittadini potranno partecipare alla comunità senza discriminazioni e nella tutela dei propri diritti.

 

Immagine: shutterstock/alexskopje

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