IN 30 SECONDI

Alimenti troppo piccoli o in porzioni troppo grandi, ma anche comprimibili o appiccicosi possono essere causa di soffocamento poiché rimangono nelle vie aeree dopo essere stati aspirati. È importante saper preparare il cibo, saperlo cucinare e conoscere le principali manovre che, in alcuni casi, possono salvare la vita.

BIOGRAFIE IN 3 SECONDI

Marjory Winsome Warren

( 28 ottobre 1897 – 5 settembre 1960)
Medico inglese, è considerata l’iniziatrice della geriatria.

Lionel Zelick Cosin

(Londra 1910 – 1994)
Coniò la frase “Il letto è cattivo” riducendo drasticamente la durata delle degenze a letto.

La disfagia

La disfagia è un disturbo della deglutizione che si manifesta con la difficoltà persistente di ingerire cibi e/o liquidi a seguito di un cattivo coordinamento neuro-muscolare degli organi deputati all’assimilazione degli alimenti per bocca. 

E’ un importante problema che si manifesta non raramente nell’anziano in caso di alcune patologie neurologiche quali l’ictus, la malattia di Alzheimer, il morbo di Parkinson, e in altre malattie che possono colpire anche i più giovani, come la sclerosi multipla.

Il disturbo in alcuni casi può essere causato dall’indebolimento dei muscoli della mascella e della perdita di denti o un effetto collaterale della somministrazione di alcuni farmaci.

La disfagia può essere causa di complicanze gravi una fra le più gravi è la polmonite ab ingestis, ovvero l’ingestione di liquidi e di cibo che, attraverso le prime vie aeree, vanno direttamente nei polmoni provocando febbre elevata con shock settico che a volte può addirittura provocare la morte del soggetto.

L’aspirazione è il rischio maggiore in cui si può incorrere somministrando il pasto a una persona con disfagia. Si manifesta con senso di soffocamento, tosse insistente e comparsa di colorito rosso o cianotico. Altre possibili complicazioni sono rappresentate da disidratazione e malnutrizione, perché per paura si beve e si mangia di meno.

Si manifesta con alcuni segni tipici quali:

  • tosse, soprattutto in coincidenza con la deglutizione;
  • voce gorgogliante;
  • febbre;
  • residui alimentari in bocca e possibile fuoriuscita di cibo dal naso;
  • risveglio notturno per eccessi di tosse e soffocamento;
  • perdita di peso non spiegata.

Chi presenta questi sintomi deve rivolgersi al medico di famiglia che farà una prima valutazione e successivamente sottoporsi ad alcuni test. Uno dei test più usati è il test del bolo d’acqua che consiste nel bere un certo volume di acqua mentre l’esaminatore valuta la comparsa di senso di soffocamento o altri sintomi come tosse o sforzo nel deglutire.

La persona può avere difficoltà a deglutire liquidi, solidi o entrambi i tipi di cibi ma anche la saliva stessa può rappresentare un problema.

Essendo un problema piuttosto diffuso fra la popolazione e dalle conseguenze potenzialmente gravi (rischio di soffocamento, aspirazione di cibo nelle vie aeree fino a polmonite) abbiamo pensato di redigere questo speciale in cui raccogliere le principali nozioni pratiche e utili alla persona con disfagia e a quanti la assistono per affrontare al meglio questo tipo di disturbo.

Alimenti pericolosi: caratteristiche

Tutte le linee di indirizzo concordano sul fatto che gli alimenti pericolosi condividono particolari caratteristiche di forma, consistenza e dimensioni.

Per quanto riguarda le dimensioni, sia gli alimenti piccoli (es. noccioline e semi) che quelli troppo grandi (es. grossi pezzi di frutta e verdura cruda) sono pericolosi: i primi rischiano di finire nelle vie respiratorie prima che il bambino riesca a morderli, mentre i secondi sono difficili da gestire durante la masticazione.

Quella tonda (es. ciliegie e uva) e quella cilindrica (es. wurstel e carote) sono le forme più pericolose poiché queste tipologie di alimenti, se aspirati, possono bloccarsi nell’ipofaringe ostruendo completamente il passaggio dell’aria.

Infine, per quando riguarda le consistenze, quelle più pericolose, con differenti meccanismi, sono quella dura, quella appiccicosa (es. burro d’arachidi), quella fibrosa (es. sedano) e quella comprimibile (es. wurstel e marshmallow). Gli alimenti duri e fibrosi sono difficili da masticare per la fisiologica mancanza di denti del bambino. Gli alimenti comprimibili possono scivolare nelle vie aeree prima che il bambino riesca a morderli e adattarsi alla forma dell’ipofaringe (grazie alla loro consistenza), ostruendo il passaggio dell’aria. Gli alimenti appiccicosi risultano difficili da rimuovere se rimangono bloccati nelle vie aeree, una volta aspirati.

Linee di indirizzo per un pasto sicuro

Osservando alcune regole che riguardano la preparazione degli alimenti pericolosi, e il comportamento da tenere durante il pasto, si può minimizzare il rischio di soffocamento.

In particolare alcuni alimenti che devono essere considerati pericolosi: non sono alimenti da eliminare ma da preparare come indicato nella colonna “Preparazione raccomandata” o, se non è possibile, da offrire sempre sotto la supervisione diretta di un caregiver.

Alimenti di forma tondeggiante

Alimenti di forma tondeggiante (es. uva, ciliegie, olive, mozzarelline, pomodorini, polpettine).

Cosa fare: tagliare in pezzi piccoli (circa 5 mm). Prestare attenzione nel rimuovere i semi e i noccioli.

Alimenti di forma cilindrica

Alimenti di forma cilindrica (es. wurstel, salsicce, carote).

Cosa fare: tagliare prima in lunghezza (a listarelle) e poi in pezzi più piccoli (circa 5mm), MAI a rondelle. Prestare attenzione nel rimuovere eventuali budelli o bucce.

Arachidi, semi e frutta secca a guscio

Arachidi, semi e frutta secca a guscio (noci, mandorle, nocciole).

Cosa fare: se non possono essere sostituiti, occorre tritarli finemente o ridurli in farina.

Cereali in chicco

Cereali in chicchi (es. orzo, mais, grano, riso, farro) e muesli.

Cosa fare: tritare finemente o utilizzare i cereali sotto forma di farina anziché di chicchi interi (dopo l’anno i bambini non dovrebbero più mangiare farine).

Frutta disidratata

Frutta disidratata (es. uva sultanina).

Cosa fare: mettere a bagno per far ammorbidire e tagliare finemente.

Alimenti che si rompono in pezzi duri e taglienti

Alimenti che si rompono in pezzi duri e taglienti (es. cracker e biscotti di consistenza dura).

Cosa fare: ridurre in farina o sbriciolare.

Burro e altri alimenti con la stessa consistenza

Burro e altri alimenti con la stessa consistenza.

Cosa fare: spalmare un sottile strato su un supporto adeguato.

Pezzi di frutta e verdura cruda

Pezzi di frutta e verdura cruda o solo parzialmente cotta, con consistenza dura e/o fibrosa (es. mela, sedano, finocchi, ananas).

Cosa fare: cuocere fino a quando raggiungono una consistenza morbida, o grattugiare finemente. Prestare attenzione nel rimuovere eventuali semi, noccioli, filamenti, e bucce.

Verdure a foglia

Verdure a foglia.

Cosa fare: cuocere fino a quando raggiungono una consistenza morbida e tritare finemente. Qualora fossero consumate crude, sminuzzare finemente. Prestare attenzione nel rimuovere filamenti e nervature.

Carne e pesce

Carne e pesce.

Cosa fare: cuocere fino a quando diventano morbidi e poi tagliare in pezzi piccoli. Prestare attenzione nel rimuovere nervature e filamenti, gli ossicini dalla carne, le lische dal pesce.

Salumi e prosciutto

Salumi e prosciutto.

Cosa fare: tagliare in pezzi piccoli (massimo 1 cm) da somministrare singolarmente.

Legumi

Legumi.

Cosa fare: cuocere fino a quando sono abbastanza morbidi da poterli schiacciare con una forchetta.

Formaggio a pasta filante

Formaggio a pasta filante.

Cosa fare: tagliare finemente.

Alimenti che contengano frutta secca, disidratata, chicchi

Alimenti che contengano frutta secca, disidratata, cereali in chicchi (es. pane, biscotti).

Cosa fare: tritare finemente o ridurre in farina.

Quale dieta seguire?

Per poter aiutare una persona con disfagia ad alimentarsi in modo il più possibile “normale”, quando è possibile è molto utile fare un vero e proprio svezzamento che deve prevedere una progressione di cibi basata sulla capacità di masticazione e di deglutizione del singolo. Il trattamento dietetico della disfagia prevede l’uso di alimenti e bevande a densità modificata.

La supplementazione con integratori dietetici è indicata solo nei casi in cui l’assunzione alimentare sia inadeguata.

Quando si parla di alimenti e bevande a densità modificata si intende l’utilizzo di alcune sostanze che servono per “addensare” gli alimenti liquidi quali per esempio:

  • gelatine;
  • farina;
  • fecola;
  • fiocchi di patate;
  • alcuni preparati commerciali come l’amido di mais modificato, che permette di mantenere la stessa consistenza nel tempo, mantiene le caratteristiche organolettiche dell’alimento e può essere utilizzato sia nei cibi caldi sia nei cibi freddi.

 

Uso degli addensanti

Quando si usano gli addensanti è sempre bene aggiungerli gradualmente perché alcuni agenti addensanti hanno un effetto quasi istantaneo, mentre altri possono avere un effetto graduale che dura vari minuti, nel qual caso il cibo rischia di diventare troppo denso nel qual caso si può ricorrere a brodo vegetale, brodo di carne, latte.

La consistenza semisolida (passati e frullati densi, omogeneizzati di carne e pesce, purea, uova strapazzate, formaggi morbidi e cremosi, budini) e semiliquida (gelati, creme, passati di verdure, frullati e omogeneizzati di frutta) consente di ottenere una giusta scorrevolezza, eliminando il lavoro di masticazione e riducendo il rischio di soffocamento causato dall’ingestione di porzioni voluminose di cibo.

In linea generale i principali alimenti da evitare in quanto particolarmente pericolosi per il rischio di polmonite da ingestione sono, alimenti a doppia consistenza, come per esempio la zuppa di latte, la pastina in brodo, il minestrone con verdure a pezzi che hanno tutti una consistenza disomogenea e in bocca si scindono con facilità, sfuggendo facilmente al controllo; alimenti filanti come i formaggi cotti, la mozzarella; alimenti solidi di difficile gestione in bocca come caramelle, confetti (di qualsiasi formato e consistenza), riso, fette biscottate, legumi interi (piselli, fagioli, fave, lenticchie), carne filacciosa o asciutta. Sono ancora da evitare alcolici, pane, cracker e grissini, la frutta secca, i frutti di bosco (mirtilli, ribes, melagrane, more, lamponi) e i gelati con pezzi di nocciole, scaglie di cioccolato, canditi.

La temperatura dei cibi deve essere a temperatura più alta o più bassa di quella corporea: in particolare i cibi freddi aumentano la forza e la velocità della deglutizione.

Dopo i pasti è importante provvedere all’igiene orale per eliminare eventuali residui di cibo. Nel soggetto con disfagia è importante detergere la lingua perché una deglutizione meno efficace facilita la comparsa di funghi e infezioni del cavo orale.

Infine, dopo il pasto il soggetto deve rimanere seduto almeno 15-20 minuti . Non potendo utilizzare, specialmente all’inizio del trattamento riabilitativo della deglutizione, dentifrici e colluttori in quanto il soggetto potrebbe ingerirli o, peggio ancora, inalarli, può essere utilizzata in sostituzione una garza sterile o uno spazzolino per bambini a setole morbide, imbevuti con piccole quantità di bicarbonato di sodio.

Disostruzione

Pediatrica,

cosa fare:

Fonte: Disabili.com | Ministero della Salute – Immagine: shutterstock/Budimir Jevtic

BIBLIOGRAFIA

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      8. Food Choking Prevention Act of 2003. HR 2773, 108th Congr. 2003.
      9. Food Choking Prevention Act. HR 3560, 109th Congr. 2005.

Clicca qui per leggere l’articolo “Prevenire il soffocamento da cibo nei bambini”

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