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riassunto IN 30 SECONDI

Inclusività e accessibilità sono spesso usati come sinonimi: sono entrambi elementi importanti della user experience ma non sono la stessa cosa.

Hanno in comune il cambiamento della consapevolezza in chi realizza contenuti per il web: spostano l’attenzione dall’idea che abbiamo alle persone reali che incontrano i nostri siti e le nostre pagine.

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ARTICOLO

Anche se possiamo considerare l’inclusività e l’accessibilità come appartenenti alla stessa famiglia, presentano alcune differenze fondamentali.

 

Cosa sono la comunicazione e il design accessibile?

L’accessibilità consiste nel progettare un’esperienza per soddisfare le esigenze di tutti i componenti del pubblico, anche le persone con disabilità. Quando si tratta di creare contenuti, il design accessibile fa in modo che tutti abbiano lo stesso accesso e che, almeno nel più alto numero di persone, nessuno venga escluso.

Assicurandoci che i nostri contenuti e le nostre campagne siano accessibili, dimostriamo al nostro pubblico che teniamo attivamente alla loro esperienza e vogliamo garantire la migliore fruizione dei contenuti per tutti.

Oltre alle normative, attualmente obbligatorie solo per i siti della PA, esistono linee guida fondamentali alle quali attenersi, non solo per ragioni etiche ma anche economiche: il design accessibile raggiunge una parte di potenziali clienti che, al momento, non utilizzano la rete oppure usufruiscono solo di pochi siti.

 

Come si crea un’esperienza inclusiva?

L’inclusività consiste nel creare contenuti che tengano conto di un’ampia gamma di utenti, delle loro abilità variabili, della differenza di ambienti, situazioni e contesti.

Rispetto all’accessibilità, l’inclusività non affronta specificamente una particolare esigenza o una difficoltà che una parte di pubblico può avere.

Il design e la comunicazione inclusiva iniziano entrando in empatia con le persone, consapevoli che in tutti ci siano differenze che dovrebbero essere valorizzate, anziché diventare motivo di discriminazione. È un importante compito sociale, di cui ognuno è responsabile perché non si realizza solo attraverso proclami e manifestazioni. Spesso si tratta di scelte semplici con cui possiamo decidere di rappresentare tutti i tipi di diversità: nelle nostre immagini, nell’uso delle parole, nella consapevolezza dei concetti che vogliamo condividere, anche nella scelta dei nostri target. 

Anche in questo caso, oltre alla fondamentale ragione etica, la comunicazione inclusiva ci permette di rappresentare e dialogare con una fascia più ampia di persone, senza distinzione di etnia, abilità, genere, orientamento sessuale, religione. Facilitando l’approccio e l’immedesimazione del pubblico, aumenta la platea dei lettori che condividono i nostri contenuti, purché naturalmente la nostra comunicazione sia sinceramente inclusiva. Così come emergono facilmente le posizioni discriminatorie, altrettanto facilmente si evidenzia la falsa inclusività, dannosa tanto quanto la discriminazione.

 

Perché scegliere l’accessibilità e l’inclusione?

I confini tra accessibilità e inclusività non sono spesso chiari e i due termini sono usati frequentemente in modo intercambiabile, in particolare nel mondo del web design. Eppure capire come i due differiscano e, cosa più importante, come si completino a vicenda è essenziale per creare la migliore esperienza possibile per il pubblico.

Design e comunicazione accessibile forniscono le basi per garantire che tutti possano sperimentare i contenuti.

L’inclusività opera sul contenuto e sul pensiero che ne è alla base. 

L’accessibilità richiede pragmatismo, logica e conoscenza delle difficoltà oggettive legate alla disabilità (fisica, motoria, cognitiva). Dà origine a specifiche scelte tecniche, di programmazione, di design e di composizione dei contenuti, qualsiasi essi siano.

L’inclusività descrive la realtà (e vuole promuoverla) nella migliore forma immaginabile, affermando attivamente il valore della diversità e dell’unicità di ciascuna persona.

Cos’hanno in comune accessibilità e inclusività?

Hanno molto in comune: prima di tutto il pubblico. Le persone che usufruiscono con maggiore vantaggio di una comunicazione accessibile sono spesso anche oggetto di discriminazione (persone con disabilità, anziani, stranieri, persone con fragilità culturale).

Hanno in comune anche i vantaggi, etici ed economici, perché si raggiunge un pubblico sempre più ampio, che si sente maggiormente accolto, compreso e rappresentato.

Soprattutto, però, hanno in comune l’empatia richiesta a chi pubblica in rete: pensare in maniera inclusiva ed accessibile spinge chi progetta e chi realizza contenuti on line a ‘mettersi nei panni’ dell’altro, a considerare ogni variabile che renda la lettura un momento apprezzato, da cui si potrà trarre un beneficio.

Considerando e impiegando entrambe le pratiche, fin dalla progettazione, offriremo la migliore esperienza al pubblico e ne otterremo una maggiore attenzione, in particolare da chi si sentirà considerato per i propri desideri e nelle proprie esigenze.

 

Immagine: shutterstock/Maders

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