IN 30 SECONDI

Conoscere le procedure corrette per la somministrazione dei pasti, o l’assunzione diretta, in caso di disfagia è importante per preservare la salute della persona e per evitare errori che potrebbero comportare rischi anche seri. La postura è fondamentale: la posizione con la testa dritta o leggermente reclinata verso il basso è da preferire. Occorre anche evitare di mescolare i cibi con l’acqua, meglio suddividere i pasti in piccole porzioni evitando certamente di facilitare la deglutizione con movimenti repentini del capo o della schiena. 

BIOGRAFIE IN 3 SECONDI

Marjory Winsome Warren

(28 ottobre 1897 – 5 settembre 1960)
Medico inglese, è considerata l’iniziatrice della geriatria.

Nella gestione a casa della persona con disfagia o difficoltà di deglutizione spesso si devono affrontare alcuni aspetti che risultano particolarmente problematici ma che possono essere appianati se affrontati seguendo le procedure corrette.

Abbiamo raccolto per voi alcune regole fondamentali che possono prevenire numerosi errori comuni e possono indirizzare il nostro comportamento al meglio, fornendo una buona assistenza e riducendo i pericoli.

 

I medicinali

Per evitare che pastiglia polverizzata e acqua formino un bolo colloso è meglio, se possibile, chiedere la prescrizione di bustine solubili, sciroppi, gocce o sospensioni orali.

Tuttavia, poiché anche i liquidi possono essere rischiosi nel processo di deglutizione delle persone disfagiche e portare a soffocamento, a volte può non essere opportuno utilizzare i medicinali in bustine disciolti nell’acqua. Anche nel caso in cui si proceda ad un addensamento dell’acqua tramite gelificante, spesso il gelificante si deposita sul fondo ed è difficile inglobare il principio attivo del farmaco nella soluzione ottenuta.

Certamente è consigliabile munirsi di un tritapastiglie e triturare le compresse (sempre se divisibili), mescolandole ad esempio alle cremine di frutta disponibili in commercio. In questo modo il composto è più facile da preparare e somministrare.

 

Mangiare

Icone infermiera che aiuta a mangiare un malato

⇒NON mangiare (o imboccare la persona) con la testa reclinata all’indietro e, soprattutto, spostare in dietro la testa quando si ingoia: è molto più facile incorrere al rischio di soffocamento in questo modo.

⇒SÌ invece al tenere la testa inclinata verso il basso mentre si deglutisce, così la glottide si apre bene. È più facile quindi se si porta il cucchiaio alla bocca dal basso.

Ci deve essere un allineamento capo, collo, tronco perciò si consiglia di stare seduti bene a 90° con i piedi poggiati a terra e gli avambracci sul tavolo.

Se la persona non riesce a mantenere dritta la schiena, frapporre fra la schiena e lo schienale della sedia o carrozzina un cuscino, facendo sempre attenzione a non far scivolare il corpo in avanti.

Se la persona è allettata, è opportuno sollevare il busto durante i pasti con l’ausilio di uno o più cuscini, se non si dispone di un letto reclinabile, cercando di mantenere la posizione per almeno 15-30 minuti dopo il pasto. Questo permette di facilitare lo svuotamento e prevenire casi di reflusso. Può essere utile anche un tavolino pieghevole da appoggiare al materasso, su cui la persona possa poggiare gli avambracci.

Se dovesse mancare il controllo del capo, è opportuno utilizzare un poggiatesta, magari abbinato alla carrozzina.

 

⇒SÌ ad un ambiente sereno, tranquillo, illuminato e senza distrazioni, se queste non facilitano la nutrizione. Se c’è una persona che imbocca o collabora al momento del pasto, deve tenere gli occhi allo stesso livello di chi viene nutrito, oppure ad un’altezza più bassa, in modo tale che la persona che sta mangiando non sia costretto a sollevare la testa verso l’alto. 

L’attenzione deve essere massima in particolare con le persone anziane: se sopravviene la stanchezza, meglio sospendere il pasto e riprendere in un secondo momento.

⇒SÌ a input verbali per richiamare l’attenzione al pasto.

⇒SÌ alla calma e ⇒NO alla fretta.

⇒NON presentare tutti i piatti vicini o davanti alla persona sta mangiando, né presentare i dessert in anticipo.

⇒NON è utile nemmeno presentare porzioni troppo abbondanti per evitare affaticamento e scoraggiamento.

⇒SÌ a porzioni piccole e pietanze presentate una alla volta, ad un tavolo ordinato e pulito con tutte le cose necessarie a portata di mano. Se la capacità di ingestione è ridotta, si possono suddividere i pasti in più momenti.

⇒NON introdurre un secondo boccone se quello precedente non è stato ancora deglutito e ⇒NON servirsi dell’acqua o di altri liquidi per facilitare l’assunzione. 

⇒SÌ alla preliminare rimozione dei pezzi di cibo non deglutiti prima di procedere alla somministrazione di liquidi. 

⇒SÌ a deglutire a vuoto tra un boccone e l’altro o a fare piccoli colpetti di tosse per accertarsi che non ci sia cibo fermo.

Il caregiver deve, in ogni caso, rispettare l’autonomia della persona, scegliendo di imboccare solo se sia strettamente necessario: il momento del pasto può essere una eccellente occasione per stimolare le abilità residue, in particolare negli anziani.

 

Variare e non annoiare

Chi si occupa di preparare il pasto per persone disfagiche può tendere a riproporre frequentemente una portata, quando si è verificata che mostri la consistenza corretta. Occorre invece continuare a rendere il pasti più appetitosi possibile, adottando anche piccoli trucchetti che permettano di mantenere la vivacità dei colori dei prodotti, la freschezza del gusto pur rispettando le prescrizioni dietetiche ricevute.

È sempre importante che le ricette siano calibrate e contengano tutte le varie sostanze nutritive necessarie al buon funzionamento dell’organismo e così pure siano tarate sull’apporto calorico. Se non si presta attenzione a questi valori, infatti, è facile sfiorare i casi di malnutrizione o disidratazione.

Grazie ad alcune tecniche culinarie come la frullatura, l’omogeneizzazione, la macinazione (ad es. attraverso il passaverdura) o grazie a particolari addensanti o condimenti è possibile raggiungere la consistenza desiderata adeguata alle necessità del paziente. Alcune volte sarà necessario addensare gli alimenti, altre volte sarà necessario diluirli per rendere il composto più scivoloso.

Vediamo come:

  • Gelatine (in polveri, in dadi, in fogli)
  • Amidi (amido di riso, amido di mais detto maizena)    
  • Tapioca (fecola di manioca) o fecola di patate
  • Farine istantanee
  • Fibre idrosolubili come la pectina
  • Acido alginico
  • Gomme
  • Tuorlo d’uovo 
  • Acqua
  • Latte
  • Brodo
  • Succhi e centrifugati di frutta e verdura
  • Olio
  • Burro o margarina
  • Panna
  • Maionese
  • Besciamella
  • Miele

Alcuni Nota Bene

Attenzione ai grumi quando addensate un alimento: aiutatevi sempre con una frusta. Inoltre aggiungete l’addensante per gradi per vedere man mano l’effetto ottenuto…

Ecco indicativamente alcune dosi per alcune consistenze:

  • Per avere una consistenza da sciroppo: mescolare 1 cucchiaio di addensante in un bicchiere di liquido (circa 100 ml)
  • Per avere una consistenza da crema: mescolare 1½ – 2 cucchiai di addensante in un bicchiere di liquido (circa 100 ml)
  • Per avere una consistenza da budino: mescolare 2½ – 3 cucchiai di addensante in un bicchiere (circa 100 ml)

Attenzione a all’uso del mixer per frullare: possono rimanere dei pezzetti non adeguatamente frullati ed inoltre si incorpora aria al composto che può rendere il cibo poco digeribile. Consigliabile filtrare il composto frullato per separare i grumi.

Incorporando aria, i composti frullati possono contaminarsi con germi e batteri. Se avanza del cibo è preferibile surgelarlo in porzioni monodose

Attenzione ai cibi con doppia consistenza, ad esempio consistenza solida e liquida insieme, perché hanno tempi di masticazione e/o scivolamento diversi nel palato e possono causare problemi di deglutizione alla persona con disfagia.

Pasta in brodo

Occorre quindi essere particolarmente attenti nella somministrazione di minestrine con pastina, riso in brodo, minestrone in pezzi, macedonia, spremute o yogurt con pezzi di frutta o cereali all’interno, latte con le fette biscottate sbriciolate dentro, cioccolato con nocciole…

 

Particolare attenzione anche a:

  • frutta secca
  • alimenti croccanti come: fritture, patatine fritte, salatini, toast, grissini
  • cibi che si sbriciolano facilmente, le cui briciole possono portare al soffocamento: pasta sfoglia, croste di pane, croste di torte, biscotti…
  • caramelle, confetti, noccioline, arachidi, gomme da masticare, caramelle mou
  • legumi e bucce di verdure
  • frutta fresca con i semini: ribes, uva, melograno…
  • pasta in formato piccolo, riso, orzo, grano, cous-cous
  • alimenti acidi (agrumi)
  • alimenti filamentosi e filacciosi: verdure come il carciofo, il finocchio, i fagiolini, la parte dura degli asparagi; frutta come l’ananas; carne filacciosa e stopposa; 
  • formaggi filanti che possono formare un “pappone” difficile da ingoiare (es. mozzarella cotta, tosella)
  • gnocchi e cibi appiccicosi come il pane da tramezzini che possono aderire al palato e non scivolare bene
  • cibi piccanti
  • alcolici

 ad alimenti a consistenza omogenea come purè, passati, vellutate, frullati, creme e budini… quindi a liquidi densi.

Infine, una piccola nota importante, considerate la temperatura del cibo: sono preferibili temperature maggiori o minori di quella corporea che si attesta sui 36-37° per stimolare la percezione del boccone. Maggiore è l percezione e minore sarà il rischio di deglutizione involontaria.

 

Fonte: Disabili.com – Immagine: shutterstock/Alexander Raths – Nina Firsova – K3Star

Clicca qui per leggere l’articolo “Prevenire il soffocamento da cibo nei bambini”

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