Ascolta la pagina
Chiara Attolini

Dott.ssa CHIARA ATTOLINI

Educatore professionale e
Life Coach

Sono un Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica e Psicosociale con 18 anni di esperienza in ambito sociale, una Life Coach, una Moglie e una Mamma di 2 bambini: Alice (con Sindrome di Down) e Damiano.

riassunto IN 30 SECONDI

Chiara Attolini, nostra collaboratrice, racconta la sua storia con la disabilità e l’esperienza con sua figlia di 5 anni, con la Sindrome di Down.

È una voce importante che fa emergere le difficoltà dei genitori che, anche se non disabili, vorrebbero sapere come usare il web per aiutare i propri figli ad accedere in autonomia nel futuro.

Per questo Chiara condivide i valori e gli scopi di Comunilabo, dando il proprio contributo nell’aumentare la visibilità e sensibilizzare sui temi dell’accessibilità del web.

—————————————————-

ARTICOLO

Sono moglie, mamma di Alice di 5 anni con la Sindrome di Down e Damiano di quasi 3 anni. Ho lavorato 18 anni nel sociale e il mio primo incontro con la disabilità è avvenuto in università svolgendo il tirocinio in psichiatria.

La mente mi ha sempre affascinato molto e allo stesso tempo mi spaventa quando ci fa perdere il contatto con la realtà.

Dopo la laurea, per un breve periodo ho lavorato in un centro Socio Educativo: l’esperienza mi aveva fatto sentire inadeguata e per nulla creativa di fronte a quel tipo di problematica. Infine, ho lavorato 15 anni nell’ambito della riabilitazione delle tossicodipendenze, impiego che ho amato molto.

Il vero contatto diretto con la disabilità l’ho avuto quando è nata la mia prima figlia: Alice.

Desideravo tanto un figlio ma non arrivava mai. Vedevo le colleghe rimanere incinta, le amiche che erano già al secondo figlio: l’orologio biologico ticchettava sempre più forte e sembrava andare più veloce del solito.

Finalmente, dopo anni di tentativi, arriva la lieta notizia: < Aspettiamo un figlio>. Dopo la comunicazione al lavoro, rimango a casa e inizio a pregustare tutto quello che può offrire la gravidanza. Purtroppo, qualche giorno dopo, la mia gravidanza diventa ‘a rischio’, una seria minaccia di aborto mi tiene costretta a letto e in uno stato di angoscia. E’ stata una gravidanza molto complicata, ma mi dava forza il desidero di vedere la mia piccola creatura e di poterla cullare tra le braccia.

Quando iniziano le contrazioni, sei settimane prima del termine, mi sento pronta ad abbracciare la mia Alice. Essendo prematura, Alice viene subito spostata in Terapia intensiva e io la vedo di sfuggita, ma mi accorgo che è meravigliosa. Nel pomeriggio possiamo finalmente vedere nostra figlia anche se attraverso il vetro dell’incubatrice: una gioia immensa.

Il giorno seguente carichi di belle emozioni arriviamo in reparto ma dopo poco il nostro umore subisce un repentino cambiamento. La dottoressa ci fa notare delle caratteristiche di Alice come la lingua protrusa, gli occhi a mandorla, la conformazione cranica e le orecchie di un certo tipo: insinua il sospetto della Sindrome di Down.

Dopo dieci giorni ci comunicano che il primario ci stava aspettando nel suo studio. Ci fa accomodare e, in quegl’interminabili minuti, ci spiega che i parametri stavano rientrando nella norma, che Alice stava bene e che, dopo giri di parole, era arrivato l’esito del cariotipo che confermava la Trisomia 21. Ha aggiunto, pensando di dire cosa utile e gradita, che avrebbero fatto di tutto affinché Alice corresse come tutti gli altri bambini.

Quando stai viaggiando su un treno ad alta velocità e una ruota esce dai binari, il treno deraglia. Così nella nostra vita, ci siamo ritrovati catapultati lontano, senza preavviso e con le ossa rotte. Ci sembrava un incubo ma nessuno stava sognando: era pura realtà.

In uno dei momenti più belli della vita, la nascita di un figlio, lo sgomento abitava le nostre vite.

Nonostante lo stravolgimento nella nostra famiglia ci siamo subito attivati per capire come aiutare nostra figlia, oltre i canali istituzionali. Alice era molto stimolata: 3 volte a settimana andavamo a fare la fisioterapia, con i compiti a casa da eseguire. Faceva un’altra terapia neuromotoria quattro volte al giorno, per venti minuti a seduta, eseguita da noi genitori. La logopedista ci ha spiegato come fare i massaggi facciali per favorire il tono muscolare. Numerose varie visite specialistiche: cardiologo, cardiochirurgo, otorino, pediatra, neuropsichiatra con tutta una serie di esami annessi.

Avevo una figlia che si dava molto da fare e io, ancora a casa in maternità, dedicavo tutto il mio tempo e le mie energie alla mia unica figlia. Con il tempo mi sono completamente persa di vista, fino a sentirmi l’ombra di me stessa. Mi sentivo in colpa per ciò che era capitato a mia figlia e in dovere di fare ogni cosa per il suo benessere, dimenticando il mio.

Mi sono sentita molto sola e abbandonata ad una situazione complicata; i servizi che seguivano mia figlia non mi hanno mai nemmeno chiesto come stavo e i professionisti privati erano, comprensibilmente, concentrati sulla bambina.

All’inizio pensavo che Alice fosse geneticamente difettata. Questo succede quando ci si concentra solo sulle cose che non funzionano e non si riesce a vedere l’insieme.
Lavorando su me stessa sono riuscita a fare chiarezza dentro di me: Alice è una bambina, la mia splendida creatura, che ha sì un problema importante ma che non è “il problema”.

Alice è davvero una benedizione, non la Sindrome di Down: mi sta insegnando che i limiti, le definizioni, le restrizioni sono solo il rovescio della medaglia dell’opportunità, dell’apertura mentale, della possibilità di superare le nostre convinzioni radicate e tramandate.

Vedendo la situazione sotto un’altra prospettiva mi sono evoluta, arricchita profondamente e, allo stesso tempo, mi sono alleggerita; così ho deciso che avrei messo a disposizione la mia esperienza a chi ne avesse avuto bisogno.

Come professionista aiuto le mamme che hanno figli con disabilità e mostro loro che i nostri figli desiderano che li vediamo con occhi rinnovati, non concentrandoci sulla disabilità e sui limiti ma sulla ordinarietà di essere persone come tutti noi con un proprio scopo e un’identità. 

Mi sento particolarmente in sintonia con lo staff di Comunilabo poiché condividiamo gli stessi valori e i medesimi scopi. Per questo motivo ho deciso di collaborare, dando il mio contributo per aumentare la visibilità e sensibilizzare sui temi della disabilità, dell’accessibilità al web e dell’inclusione: temi a me molto vicini.

Ognuno di noi è diverso perché unico e irripetibile ed è proprio questa caratteristica di fondamentale importanza che è utile mostrare alle persone, ovvero il loro potenziale nascosto, le risorse inconsapevoli, su cui fare leva, anziché inserirci in categorie. In questo modo desidero anche mostrare che è possibile autorealizzarci sia come genitori sia come persone.

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE:

Ti occupi di accessibilità e vuoi condividere le tue competenze con un articolo?

Contattaci: costruiamo insieme il nostro laboratorio di comunicazione accessibile.

Pin It on Pinterest

Skip to content

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi