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Tradurre non è solo un modo per rendere comprensibile un contenuto anche a chi non possieda la lingua in cui è stato scritto. La traduzione avvicina prodotti, servizi, informazioni, comunicazione e cultura, rendendoli familiari, anche se i contenuti provengono da un mondo distante dal nostro. Quindi è un modo per consentire la partecipazione alla vita quotidiana.

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ARTICOLO

Se tradurre vuol dire essere compresi da tutti, allora la traduzione deve essere inclusiva e accessibile.

Non si tratta solo di rendere comprensibile un contenuto anche a chi non possieda la lingua in cui è stato scritto: la traduzione avvicina a prodotti, servizi, informazioni, comunicazione e cultura, rendendoli familiari anche se provengono da un mondo distante dal nostro. Quindi è un modo per consentire la partecipazione alla vita quotidiana.

Ugualmente, anche l’accessibilità a quegli stessi prodotti, servizi, informazioni e contenuti ha un ruolo cruciale nella comunicazione. Sono inscindibili perché entrambi consentono alle persone di comprendere e partecipare.

Se vogliamo essere certi di raggiungere utilmente tutti i lettori, conoscere il vocabolario specifico e adattare la traduzione alla cultura del nostro pubblico non è più sufficiente: tradurre il contenuto rendendolo accessibile alle abilità e alle competenze (culturali e anche cognitive) di qualsiasi nostro possibile interlocutore, è il solo modo per essere certi di venire compresi dal maggior numero possibile di persone (e questo dovrebbe essere lo scopo della traduzione).

 

“Tradurre” deriva dal latino “traducere”, quindi “trasportare, trasferire”: la traduzione non può essere il semplice adattare ad una lingua differente ma deve “trasportare”

Non si deve solo adeguare ad una cultura diversa: deve trasferire il contenuto nel mondo dell’interlocutore.

Una traduzione consapevole del bisogno di immedesimarsi con le diverse esperienze delle persone, anche con disabilità, adotta strategie di accessibilità (alla lettura, all’ascolto, alla comprensione) e trasferisce il messaggio, realmente e a tutti.

Perché investire in questo?

Certamente per ragioni etiche ma anche per lo sviluppo del brand.

Il marchio dovrebbe “parlare da solo”, ma quanto chiaramente parla ai clienti dei mercati esteri?
Se non vogliamo esportare il nostro business, quando parla ai nostri clienti residenti in italia e non madrelingua? Dovremmo avere maggiore consapevolezza che la popolazione non madrelingua rientra tra i più fedeli acquirenti di un marchio o di un servizio se si sente coinvolto nel dialogo con l’azienda.

Si fanno importanti investimenti nella ricerca e nello sviluppo dei prodotti e dei servizi offerti e si tratta, ovviamente, di operazioni vitali per fare una buona prima impressione con i potenziali clienti. Dobbiamo essere consapevoli che, spesso, questa prima impressione non si ottiene con i clienti che non parlano come prima lingua l’italiano.

La traduzione pensata in maniera accessibile, quindi sviluppata con la consapevolezza del substrato culturale a cui ci stiamo rivolgendo, permette di superare il primo “ciao”, creando un legame solido e duraturo con le persone che si sentono comprese e accolte.

 

Immagine: shutterstock/pathdoc

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