IN 30 SECONDI

La disfagia nei bambini e negli adolescenti con autismo spesso viene sottovalutata ma può comportare gravi conseguenze che possono essere trascurate soprattutto nei soggetti con difficoltà nella comunicazione. È quindi importante osservare i sintomi che possono evidenziare la disfagia ed intervenire precocemente con una terapia riabilitativa che educhi alla corretta deglutizione: un’azione tempestiva può essere risolutiva e prevenire gravi conseguenze.

BIOGRAFIE IN 3 SECONDI

Melanie Klein

(1882 – 1960) per prima descrisse nel 1930 un caso che lei chiamò di psicosi infantile e che oggi corrisponde alla diagnosi di autismo.

Hans Asperger

(1906 – 1980): pediatra e accademico austriaco. Sviluppò il modello di comportamenti che chiamo “Sindrome di Asperger”, rimasto in vigore fino al 2013 quando venne sostituito con “Disturbo dello spettro autistico”.

Non è importante quello che stai mangiando: è come stai mangiando. La disfagia (disturbo della deglutizione) non ha fino ad ora ottenuto molta attenzione per quanto riguarda i giovani con autismo poiché i sintomi possono essere lievi, non riconoscibili o non frequenti nella popolazione pediatrica. La disfagia potrebbe anche essere rilevata, ma nel quadro generale potrebbe non costituire una priorità. È invece necessaria una valutazione approfondita rispetto a come la i bambini stanno deglutendo perché ciò permette di per prevenire future complicazioni.

La disfagia è un disturbo della deglutizione che può avvenire senza una specifica patologia fisica o medica. I sintomi a breve termine possono essere trascurabili ma le conseguenze a lungo termine possono ridurre la qualità della vita. Spesso questo fenomeno è sottostimato ma i bambini con autismo hanno un’alta possibilità di soffrire per una disfunzione abituale della deglutizione, che può essere causa di disturbi digestivi permanenti (Toman, 2010).

La situazione diventa ancora più complessa quando si trattano pazienti che non hanno la capacità efficace di comunicare la sensazione di dolore con le parole. Alcuni pazienti potrebbero essere sottovalutati perché mostrano un’elevata tolleranza per il disagio fisico, altri potrebbero non ricevere una diagnosi corretta a causa della loro mancanza di collaborazione. Invece segni e sintomi osservabili di disfagia vengono rilevati negli adolescenti con autismo e i logopedisti devono usare grande attenzione nell’osservazione, la valutazione e l’intervento per i disturbi della deglutizione, abituali con i ragazzi con autismo.

La conseguenza più grave della disfagia è la polmonite da aspirazione, causata da particelle di cibo trascinate nella trachea. Sebbene questo fenomeno non avvenga frequentemente negli adolescenti, l’insorgenza precoce dei sintomi della disfagia è un avvertimento per problemi che potrebbero verificarsi in futuro.

I segni e sintomi della disfagia abituale per le persone con autismo sono la spinta della lingua (spinta in avanti della lingua con o senza protrusione per spingere il cibo nella parte posteriore della bocca), ruminazione, ossessione o avversione per la consistenza, respirazione attraverso la bocca, mangiare con bocca aperta, eccessiva velocità nel mangiare, ingerire bocconi di cibo troppo grandi, masticare minimamente, transito rapido nel tratto orale e faringeo, accumulo di cibo nelle guance, deglutizione forzata e non spontanea utilizzando grandi sorsi di liquido per iniziare la deglutizione, soffocamento / tosse, rigurgito nasale e mancanza di sensazione di sazietà anche dopo abbondante assunzione di cibo (VanDahm, 2010).

I disturbi abituali della deglutizione hanno sintomi minimi o lievi nella popolazione pediatrica; pertanto, questa tende ad essere una priorità bassa, se non viene rilevata affatto. Tuttavia, la comparsa di disturbi gastrici si sta intensificando per gli adolescenti e giovani adulti con autismo. L’attenzione si concentra su ciò che stanno mangiando e non su come stanno mangiando ma se non viene affrontata per tempo, quando la disfagia cronica mostra segni e sintomi evidenti è più difficile intervenire.

Gli adolescenti con autismo possono soffrire di problemi all’apparato digerente quali gastrite, diarrea, stitichezza, allergie, diverticolite, colite, bruxismo, respirazione orale (attraverso la bocca), alitosi, stenosi esofagea, ernie iatali, permeabilità intestinale, disturbo da reflusso gastrointestinale, celiachia, nausea, epistassi (sangue dal naso), intestino irritabile, mal di stomaco cronico, rigurgito, ulcere, bruciore di stomaco, problemi dentali, disturbi del peso, malnutrizione e disturbi alimentari (Friedman, 2006).

Anche le trombe di Eustachio e la laringe devono essere prese in considerazioni. La piccola e fragile connessione dall’orecchio medio alla gola e alla coppia di corde vocali è vulnerabile all’infiammazione da reflusso acido. Per coloro che soffrono di reflusso gastrointestinale, il reflusso acido può scivolare lungo l’esofago e irritare le trombe di Eustachio e le corde vocali. Anche un’infiammazione minore può contribuire alla congestione nasale e ai sintomi di allergia. (Hutchins, Gerety e Mulligan, 2011).

Uno studio molto interessante, svolto su una popolazione campione di 40 studenti con autismo in una fascia di età compresa tra 14 e 22 anni, ha mostrato segni e sintomi di disfagia abituale. Il 40% degli studenti ha ricevuto una diagnosi per problemi gastrici e un altro 40% mostrava comportamenti che suggerivano un problema non diagnosticato, o un potenziale problema, della deglutizione. Infine il 2% mostrava ruminazione (comportamento che stimola vomito e deglutizione ripetuti) e solo il 18% non mostrava segni o sintomi di disfagia patologica o abituale.

Normalmente, quando si evidenziano disturbi gastrici nelle persone con autismo, si interviene sull’alimentazione modificando la dieta ma spesso vengono effettuati tentativi non supportati dai corretti esami: vengono adottate diete prive di glutine, lattosio, all’alimentazione si associa l’uso di integratori ma non sempre si ottengono risultati positivi, in particolare se questi interventi non sono stati suggeriti da uno specialista. Anche con il supporto di un nutrizionista, la sola dieta potrebbe non permettere di ottenere i risultati sperati se manca la valutazione dei disturbi della deglutizione come fattore correlato (Foxx, Mulick e Jacobson 2005). 

L’assunzione di eventuali farmaci e l’utilizzo di integratori alimentari, se supportati dalla corretta analisi della deglutizione, possono essere molto efficaci e ridurre notevolmente gli effetti collaterali della sola dieta o dell’assunzione di farmaci che potrebbero aggravare la disfagia (ad esempio provocando secchezza della mucosa).

 

Considerazioni finali

Una osservazione particolare deve essere fatta nella tecnica che i caregiver adottano per facilitare l’assunzione dei farmaci: far ingerire pillole a secco, nasconderle nel cibo, schiacciare le pillole o sciogliere farmaci…: queste pratiche, sebbene possano facilitare un’operazione talvolta complessa, sono però da evitare in particolare nel caso della dosfagia poiché la modifiche alle istruzioni prescritte, il taglio delle pillole o l’alterazione dei farmaci possono essere pericolosi causando irritazione per il sistema digerente. Ad esempio, la modalità di assunzione dei farmaci indicata con un bicchiere d’acqua, è utile non solo per il corretto assorbimento del farmaco ma è una misura protettiva per il tratto digestivo (Van Dusen, 2011).

Più l’intervento è precoce e migliori sono i risultati che si possono ottenere rispetto ai disturbi dovuti alla disfagia: gli adolescenti con autismo in generale sono spesso ostili al cambiamento delle proprie abitudini, soprattutto se a lungo termine e far cambiare le abitudini di deglutizione in questo ragazzi può essere quasi impossibile. Diventa ancora più importante la collaborazione con il logopedista che deve trattare quanto prima le difficoltà di deglutizione per rendere abituali i cambiamenti.

 

Fonte: AutismParenting – Immagine: shutterstock/Oksana Kuzmina

BIBLIOGRAFIA

Foxx, J., Mulick, M. E Jacobson, J. (a cura di). (2005). Terapie controverse per le disabilità dello sviluppo: moda, moda e scienza nella pratica professionale . New Jersey: Erlbaum.

Friedman, E. (2006). Malattia da reflusso gastroesofageo: potenziale malattia grave spesso frainteso. Il leader ASHA.

Hutchins, T., Gerety, K. e M. Mulligan, M. (2011). Gestione della disfagia: un’indagine su patologi del linguaggio del linguaggio a scuola. Servizio di lingua, parola e udito nelle scuole.

Puntil-Sheltman, J. (2002). Pazienti fragili dal punto di vista medico: inserire la disfagia nel quadro clinico più ampio. Il leader ASHA.

Truman, B. (2010). Celiachia . Estratto il 1/3/13 gennaio da Discovery’s Edge: Mayo Clinic’s Online Magazine, http://discoverysedge.mayo.edu.

VanDahm, K. (2010). Intervento di alimentazione precoce: transizione dalla cura acuta all’intervento precoce. Il leader ASHA.

Van Dusen, A. (2011). Stai prendendo troppi farmaci? Estratto il 1/3/13 da Forbes: http://www.forbes.com/2008.

Questo articolo è stato pubblicato nel numero 53 – Working Toward The Future.

Clicca qui per leggere l’articolo “Malnutrizione e disabilità sono strettamente correlati e possono essere causa reciproca”

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